Caricamento video… 0%
Tecnologia, verde, comunità. Il termovalorizzatore è al centro di un sistema più grande: impianti ausiliari, aree verdi, un belvedere e spazi aperti alla cittadinanza. Naviga la mappa per conoscere tutto quello che stiamo costruendo.
Esplora il progetto
Dal conferimento al monitoraggio continuo. Un ciclo che trasforma ciò che non serve più in energia, calore e materiali per costruire ancora.
Prima del conferimento, ogni carico attraversa controlli di pesatura e portali radiometrici per verificare i materiali e rilevare eventuali anomalie.
Costruiamo su basi solide: l'esperienza e le competenze di cinque leader industriali guidano il progetto in tutte le sue fasi, dalla progettazione alla realizzazione, fino alla gestione dell'impianto
Scopri di piùGestione integrata del ciclo dei rifiuti, dal recupero di materia alla produzione di energia rinnovabile. Radicamento territoriale al servizio dell'economia circolare.
Scopri di piùFiliale italiana di SUEZ, leader globale nella gestione di acque e rifiuti. Dalla protezione delle risorse alla transizione ecologica, al servizio delle comunità.
Scopri di piùSoluzioni avanzate per il Waste to Energy e la transizione energetica. Esperienza internazionale con radici operative su tutto il territorio italiano.
Scopri di piùProgettazione e costruzione di grandi opere infrastrutturali. Visione ambiziosa e attenzione concreta alla sostenibilità e al territorio.
Scopri di piùSpecialisti nel recupero di materie prime dai rifiuti. Dal trattamento al trasporto, una gestione completa del ciclo al servizio dell'ambiente.
Scopri di più
Garantiamo trasparenza e ascolto in
ogni fase del progetto.
Hai una segnalazione? La tua richiesta sarà gestita in modo
tracciabile, imparziale e riservato.
Un inceneritore nasce con l'obiettivo principale di trattare i rifiuti tramite combustione per finalità di smaltimento. Un termovalorizzatore, invece, è progettato per recuperare e valorizzare l'energia prodotta dal processo, trasformandola in energia elettrica e, dove previsto, anche in calore utile. Per essere classificato come termovalorizzatore, l'impianto deve rispettare requisiti minimi di efficienza energetica fissati dall'Unione europea (indice pari a 0,65). In base ai calcoli effettuati, il progetto di Santa Palomba risulta superiore a questa soglia di rendimento.
Sì. La Direttiva 2008/98/CE (art. 4) definisce una gerarchia a cinque livelli: prevenzione, riuso, riciclo, recupero (anche energetico) e, solo in ultima istanza, discarica. In questo quadro, il Piano di gestione dei rifiuti di Roma Capitale prevede il potenziamento della raccolta differenziata e, in modo complementare, l'utilizzo del termovalorizzatore per trattare la quota non ulteriormente riciclabile, inclusi gli scarti generati dai processi di selezione e riciclo. L'obiettivo è valorizzare questi flussi attraverso la produzione di energia e calore, favorire il recupero di metalli e chiudere il ciclo sul territorio, riducendo il conferimento finale in discarica tra il 3 e il 5%.
No. Anche con una differenziata molto alta resta sempre una quota non riciclabile, a cui si sommano scarti inevitabili dei processi di selezione e recupero. Il termovalorizzatore interviene su questa parte residua, evitando discarica o trasferimenti in altri territori. L'esperienza di contesti dove gli impianti sono già operativi mostra compatibilità con livelli elevati di differenziata. Ad esempio, in Lombardia (13 impianti) la raccolta differenziata supera il 73%: un dato che indica come il recupero energetico non riduca, di per sé, la spinta al riciclo.
La discarica non valorizza le risorse contenute nei rifiuti e comporta impatti ambientali più critici. Il termovalorizzatore, invece, consente di recuperare energia (elettricità e, dove previsto, calore) e di valorizzare parte dei residui, recuperando anche metalli che altrimenti andrebbero persi.
Nello specifico, in discarica le emissioni sono in parte diffuse e non è tecnicamente possibile captare integralmente il biogas: una quota può disperdersi in atmosfera con effetti climalteranti elevati. Il termovalorizzatore, invece, convoglia i fumi in un unico punto e li tratta con sistemi di depurazione dedicati; nel progetto di Roma l'impianto è progettato secondo le Best Available Techniques (BAT), le migliori tecniche disponibili, e con l'obiettivo di operare su livelli emissivi attesi nella fascia più bassa prevista. In questo senso, il Libro Bianco di Utilitalia evidenzia che l'impatto climalterante della discarica risulta circa otto volte superiore rispetto al trattamento termico con recupero energetico.
L'impianto è autorizzato a trattare principalmente rifiuti urbani indifferenziati. In aggiunta, può gestire alcune frazioni residue provenienti da attività di trattamento e selezione, quando non risultano ulteriormente recuperabili. L'elenco completo è riportato nell'autorizzazione, con i codici EER (catalogo europeo dei rifiuti). L'impianto è progettato per gestire rifiuti con caratteristiche diverse (ad esempio umidità e composizione), mantenendo condizioni di esercizio stabili e controllate.
L'impianto genererà fumi legati alla combustione: soprattutto vapore acqueo e CO2, insieme a parametri normati come polveri, ossidi di azoto (NOx) e composti acidi. Il progetto prevede una linea di trattamento su più stadi, coerente con le Best Available Techniques (BAT), le migliori tecniche disponibili. L'obiettivo è collocare i livelli emissivi attesi nella fascia più bassa associata alle BAT per impianti di questo tipo. Per alcuni inquinanti più sensibili per la qualità dell'aria, sono previste soglie ancora più rigorose rispetto ai livelli di riferimento.
Il monitoraggio seguirà quanto previsto dalle norme applicabili e dalle Best Available Techniques (BAT), le migliori tecniche disponibili. Sono previsti sistemi di misura in continuo su camino, con sonde e analizzatori che rilevano i principali parametri con frequenza regolare. Un sistema informatico elabora le letture e calcola le medie necessarie per verificare in modo continuativo il rispetto dei limiti autorizzati. I dati vengono trasmessi agli enti di controllo competenti, come ARPA Lazio, che possono effettuare verifiche e analisi nel tempo.