Domande Frequenti

Le risposte alle domande più frequenti per comprendere il Termovalorizzatore di Roma, il suo funzionamento e l’impatto sull’ambiente e sulla gestione dei rifiuti della Capitale.

Rendering realistico del progetto del termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba con impianti e parco delle risorse circolari visti dall'alto Rendering realistico del progetto del termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba con impianti e parco delle risorse circolari visti dall'alto

Il ruolo del Termovalorizzatore nella gestione dei rifiuti

L’impianto serve a ridurre la dipendenza da impianti esterni e a rendere più stabile la gestione dei rifiuti. Il termovalorizzatore tratta la quota che, anche con una raccolta differenziata più efficace, resta non recuperabile e gli scarti dei processi di selezione e riciclo. In questo modo diminuisce la necessità di trasferimenti fuori area, con effetti su costi, logistica e continuità del servizio, riducendo il rischio di situazioni di criticità. Restano centrali le altre leve del sistema: prevenzione, riuso, riciclo e miglioramento della raccolta. Il termovalorizzatore interviene come fase finale per contenere il ricorso alla discarica.

Sì. La tecnologia si è evoluta, soprattutto in termini di efficienza energetica e trattamento dei fumi, per rispondere a requisiti ambientali più stringenti. In Europa resta una soluzione diffusa dentro sistemi integrati: secondo CEWEP, nel 2024 sono operativi 499 impianti che trattano circa 103 milioni di tonnellate di rifiuti residui. In diversi Paesi con alti livelli di riciclo, la termovalorizzazione contribuisce a ridurre il ricorso alla discarica e a gestire la frazione residua.

L’impianto: caratteristiche e funzionamento

La capacità prevista è 600.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani indifferenziati provenienti dal territorio di Roma Capitale. La scelta considera i quantitativi attuali di indifferenziato, oggi in parte trattati fuori regione o all’estero. Nel tempo, l’impianto potrà trattare anche la frazione residua e gli scarti non recuperabili legati alla crescita della differenziata, come previsto dal Piano rifiuti di Roma Capitale.

In base al percorso autorizzativo e contrattuale, dopo il rilascio del PAUR (gennaio 2026) e l’approvazione del progetto esecutivo, è previsto l’avvio del cantiere dalla primavera 2026. La costruzione ha una durata contrattuale di circa tre anni, seguita da collaudo e avviamento di circa sei mesi. L’entrata in esercizio a regime è prevista entro fine 2029, salvo imprevisti che possano influire sulle tempistiche.

Gli importi di riferimento sono indicati nell’atto di aggiudicazione della gara di Roma Capitale (Determina dirigenziale del 5 maggio 2025, repertorio NA/156/2025, protocollo NA/9256/2025). In base a tale documento, l’investimento previsto per la realizzazione del termovalorizzatore e dell’impiantistica ancillare è pari a € 1.034.729.515,59. Il valore complessivo della concessione, con durata 33 anni, è indicato in € 7.073.802.394,00.

L’impianto tratta i residui solidi del termovalorizzatore, cioè la parte non combustibile che resta dopo il processo, per recuperarne materiali riutilizzabili. È autorizzato come operazione di recupero e riduce la quota non valorizzabile. Una prima fase separa i metalli, ferrosi e non ferrosi, avviandoli alle filiere di riciclo. La componente minerale viene poi lavorata per ottenere, quando possibile, materiali conformi ai criteri End of Waste, in italiano cessazione della qualifica di rifiuto, utilizzabili in edilizia o in altri impieghi industriali, riducendo l’uso di materie prime estratte.

Il teleriscaldamento distribuisce al territorio una parte dell’energia, resa disponibile sotto forma di calore, per riscaldare edifici o alimentare utenze produttive. Dove la rete è attiva può sostituire produzioni di calore diffuse, quindi meno efficienti, con una fornitura centralizzata e controllata. Per l’area è prevista una disponibilità termica iniziale per utenze civili di 1MWt potenziabile, in caso di richiesta, fino a 5 MWt e una predisposizione per eventuali forniture a utenze industriali fino a 20 MWt, attivabile in base ai fabbisogni.

Nel progetto è prevista una sperimentazione di cattura della CO₂ per esplorare possibili riduzioni delle emissioni climalteranti. Il sistema intercetta una quota dei fumi già depurati e separa la CO₂ con un processo dedicato. La CO₂ viene poi liquefatta per il trasporto e destinata a stoccaggio geologico permanente, in coerenza con il quadro normativo europeo applicabile.

Ambiente, salute e sicurezza

La letteratura scientifica copre periodi lunghi e impianti con caratteristiche molto diverse. In alcuni studi più datati sono state osservate associazioni, spesso in contesti con tecnologie meno evolute e con altre fonti di esposizione (traffico, attività industriali), su patologie che hanno cause multiple: per questo attribuire un effetto a una sola sorgente è complesso. Le sintesi più recenti indicano che, per impianti progettati e gestiti secondo le Best Available Techniques (BAT), le migliori tecniche disponibili, non emergono evidenze solide per considerarli fattori di rischio per tumori o per effetti avversi su riproduzione e sviluppo. In Italia, programmi di sorveglianza e studi epidemiologici attorno a impianti in esercizio (anche a Busto Arsizio, Milano e Torino) non hanno documentato incrementi attribuibili in modo causale all’impianto.

Un termovalorizzatore è un impianto industriale che richiede una gestione strutturata della sicurezza, con misure tecniche e organizzative, procedure operative e manutenzione programmata. Gli eventi che possono verificarsi riguardano spesso fasi e aree accessorie (movimentazione e stoccaggio) più che le sezioni centrali di processo. I progetti più recenti integrano sistemi di prevenzione e protezione dedicati e verifiche periodiche. Per Santa Palomba sono previste soluzioni coerenti con le Best Available Techniques (BAT), le migliori tecniche disponibili, e un sistema di controlli e manutenzioni continuative a supporto del corretto funzionamento delle componenti.

Le stime di progetto indicano un fabbisogno idrico annuo complessivo, riferito all’intero sito, nell’ordine di circa 80–90 mila m³, includendo esigenze di esercizio e aree a verde. Nei periodi di maggiore richiesta, il consumo può arrivare a circa 10 m³/ora. L’utilizzo effettivo può variare durante l’anno in base alle condizioni operative e alle necessità del sito.

La progettazione mira a ridurre il ricorso a risorse idriche esterne, migliorando l’efficienza e il riuso interno. Il fabbisogno è coperto prioritariamente con acqua meteorica, con il riutilizzo di acque di processo e con acqua depurata proveniente dal depuratore di Santa Maria in Fornarola. Solo in caso di indisponibilità di queste fonti, o in situazioni eccezionali legate alla sicurezza e alla gestione delle emergenze, è previsto l’utilizzo di acqua da pozzi già presenti in prossimità del polo impiantistico.

L’impianto si inserisce in un’area già a destinazione industriale e il progetto include criteri specifici di inserimento paesaggistico. Le valutazioni condotte in fase progettuale stimano un impatto complessivo medio-basso, anche in funzione delle soluzioni architettoniche adottate. Il verde è parte strutturale dell’intervento: la vegetazione accompagna edifici e spazi aperti, si sviluppa lungo i margini del sito e sulle coperture, con l’obiettivo di mitigare la percezione dei volumi. Il progetto richiama principi di bioarchitettura, con scelte di materiali e finiture pensate per ridurre l’impatto visivo e favorire un migliore inserimento nel contesto.

Clima, innovazione e sostenibilità

In discarica la frazione biodegradabile dei rifiuti si degrada e può liberare metano, un gas serra con un effetto sul clima molto più forte della CO₂. A parità di massa, i valori di riferimento indicano un impatto di circa 30 volte su 100 anni e oltre 80 volte su 20 anni. Con la termovalorizzazione la quota residua viene trattata in un processo controllato, evitando le emissioni climalteranti tipiche dello smaltimento in discarica. I fumi contengono soprattutto vapore acqueo e CO₂: non è un inquinante “locale”, ma un gas che incide sul bilancio climatico. Nel progetto è prevista anche una sperimentazione di cattura della CO₂, per valutare ulteriori riduzioni nel tempo.